viaggiare in bicicletta

Cito da un articolo di Internazionale di qualche anno fa, che fa rima con un aforisma di Tiziano Terzani:

“Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte”

Questo detto dal tizio che ha vissuto due terzi della vita in un altro continente!

Siamo nel mezzo dell’estate, la stagione in cui per eccellenza si viaggia, o si pensa ai viaggi, o si pianificano viaggi. Chi va in bicicletta sta facendo viaggi in bici, o sta scalando i grandi passi, o sta tracciando il suo prossimo viaggio in bicicletta. Anch’io adoro viaggiare in generale, e in particolare viaggiare in bicicletta.

Perchè viaggiare in bicicletta

La vera domanda è perchè non viaggiare in bicicletta! La bicicletta è un mezzo fantastico per viaggiare, combina l’esplorazione, la scoperta, l’esercizio fisico, la contemplazione dei panorami. In bicicletta mente e corpo viaggiano alla stessa velocità, diceva Rumiz, e mai cosa più saggia fu scritta con così poche parole.

Il risvolto della medaglia

Tutto ciò detto, quei due aforismi tornano periodicamente a risuonare nella mia coscienza, e risuonano con un’impressione di profonda verità.

Me n’ero accorta tempo fa in un giro solitario nel primo appennino bolognese.

Stavo confrontando le impressioni di stupore e novità che mi suscitava la vista del panorama che attraversavo con la delusione che a volte ci coglie quando facciamo migliaia di chilometri per cercare di essere stupiti.

Forse è l’aspettativa che ci tradisce, ci ingenera uno stato d’animo poco recettivo alle vere sorprese. Forse occorrerebbe viaggiare senza aspettative per cogliere davvero il meglio dai posti che attraversiamo.

Il vero viaggio lo fa la mente

Qualche giorno fa sono uscita in bicicletta a fine giornata. Era stata una domenica con un clima pazzerello, e avevo fatto buon uso domestico delle ore del giorno. Così, il giro in bici era totalmente gratis, senza aspettative di performance, distanza, niente. Solo andare a pedalare per il gusto di farlo.

Sulla porrettana nuova ho visto arrivare uno stormo di uccelli che volava in formazione, e la mia mente ha spiccato il volo con loro. Questo è quello che chiamo SerendiBici.

Dalla salita di Pietracolora ho visto l’orizzonte cambiare colore per il tramonto, le nuvole incendiarsi di rosa sopra il cielo azzurro, e mi è apparso come uno spettacolo migliore di qualunque meta turistica che avessi potuto raggiungere. Questo è quello che chiamo SerendiBici.

Dalla strada per Maserno ho visto il crepuscolo su Montese e la sua torre.

torre di montese al tramonto

Arrivata a Castelluccio di Maserno era ormai buio, e sul tratto in salita ho spento la luce frontale. Il suo cono di luce era troppo contrasto col buio attorno, e mi mandava in difficoltà l’adattamento della vista. Ho scoperto che vederci con gli occhi a volte è troppo intenso per apprezzare l’utilità degli altri sensi. Con la vista messa in secondo piano dalla notte, la capacità dell’udito e dell’olfatto di percepire l’ambiente circostante è diventata più interessante.

È stata una volta di più la scoperta che per sperimentare l’elevazione dalla quotidianità, dall’apparente circolo delle cose sempre uguali a se stesse, non è davvero necessario allontanarsi molto da casa. Spesso è sufficiente e abbondante salire in sella a una bicicletta, e lasciarsi portare da lei a vedere le cose con occhi nuovi.

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