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Il Pilastro è una zona del quartiere San Donato di Bologna, in cui mi sono recata stamani per un prelievo di sangue.

La mattina del prelievo è a media carica di stress per la necessità di arrivarci senza aver neanche bevuto un caffè. Avendo la pressione un po’ bassa il primo caffè del mattino è una sorta di urgenza primaria, la cui dilazione produce un’ansia proporzionale al passare del tempo.

Così, fatto il prelievo non sono neanche uscita dal poliambulatorio e mi sono diretta a una macchinetta del caffè nel corridoio, che sfortunatamente non funzionava. Ho inforcato la bicicletta e mi sono messa a girare in cerca di un bar, e ho chiesto a un tale a passeggio nel cortile condominiale dove potevo trovarlo. Il tale molto gentilmente mi ha indirizzato all’interno del centro commerciale, dove ho preso un cappuccino e una treccia salata.

Quando sono uscita da lì erano ancora poco più delle 8 del mattino. Il cielo era terso e fresco e un sentiero che si inoltrava nel parco dedicato a Pier Paolo Pasolini si apriva invitante proprio davanti a me. C’erano diverse persone a passeggio, e ho pedalato per un po’ a caso tra i vialetti del parco. Ho visto tra gli alberi delle curiose sculture di pietra, sono salita su un paio di dossi e ho riflettuto sull’identità di questo quartiere che finisce sul giornale solo per ragioni di cronaca nera.

Per fortuna che sono venuta a fare il prelievo in bicicletta!

Sarà che sono cresciuta alla Bolognina, ma trovo sempre accoglienti in modo peculiare i quartieri popolari. E sarà la mattina di fine agosto che si presenta così tranquilla e armoniosa, sotto questi grandi alberi e l’architettura un po’ anni settanta, per qualche minuto tutto sembra essere proprio come dovrebbe.

Avevo preso in considerazione di andare in macchina, cercando di ridurre il tempo impiegato e l’eventuale mal di testa da bassa pressione. Fortunatamente la mia buona abitudine ha preso il sopravvento, e ho fatto una piacevole pedalata nel fresco del mattino. Soprattutto, in maniera del tutto inaspettata, il tragitto per il prelievo si è trasformato in una piccola gita alla scoperta di un angolo di verde.

L’armonia che si può solo ricevere

Soprattutto d’estate si può venire colti dalla smania di cercare posti nuovi, fare esperienze appaganti, costruire emozioni stimolanti, il che fino a un certo punto può anche andar bene. Ma tante volte mi sono accorta del fatto che l’esperienza più appagante arriva quando non la si va a cercare appositamente, ma si trova quasi per caso. Non è davvero per caso, ma è una serendipità. Arriva alla persona che è aperta e curiosa, che non allunga la mano per afferrare qualcosa.

Non si può costruire a tavolino, ma si possono coltivare le condizioni favorevoli. Raramente ho trovato condizioni più favorevoli a quella di trovarsi in sella a una bicicletta, girando magari per una ragione così triviale come un prelievo di sangue.

 

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