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O del bambino che contemplava l’autobus

Argomento qui che andare in bicicletta sia un’attività terapeutica, non per i disturbi maggiori del corpo o della mente, ma per quelli che colpiscono quotidianamente ognuno di noi.

Ci sono almeno tre aree della normale attività interiore positivamente influenzate dall’uso della bicicletta.

Per arrivarci parto da un’immagine che ho visto in questi giorni.

Mi dirigevo fuori città con la mia bici da corsa, e mi sono fermata a un semaforo rosso. Una signora era ferma a un’estremità della carreggiata e parlava con altre due persone in corso di attraversamento, presumibilmente suo marito e il loro nipotino.

Il marito camminava, il bambino spingeva una piccola balance bike adatta alla sua età. Il nonno lo esortava a muoversi per attraversare, ma il bimbo si è fermato di colpo quando un autobus è apparso sulla scena, e ha esclamato: “guarda, c’è il bus!” con evidente ammirazione, poco condivisa dai nonni che avevano la priorità di farlo arrivare all’altro marciapiede in tempo utile.

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La capacità di stupirsi

Io invece ho ammirato il bimbo e la sua capacità di stupirsi, e ho pensato che quello era il modello per tutti noi.

Ed è vero, i bambini sono capaci di stupirsi anche senza essere sopra alla bicicletta, ma per noi adulti la bici è il tappeto magico che ci può riportare a quello stato.

Perché la bici può fare questo miracolo?

Le condizioni che ci affliggono

Credo che in realtà sia per motivi molto semplici, che agiscono sulle dinamiche quotidiane che ci provocano ansia e tristezza.

Ne schematizzo tre: la sproporzione che diamo al negativo; la preoccupazione preventiva; le cattive abitudini che sbriciolano l’attenzione.

  • Siamo indotti a concentrarci sugli episodi negativi e a ricordarli in misura molto maggiore rispetto a quelli positivi.
  • Siamo indotti a costruirci costantemente scenari sul futuro, e a preoccuparci in anticipo di cose che non sono ancora successe o perfino che non succederanno proprio.
  • Siamo indotti a cercare stimoli e distrazioni per sollevare la mente dall’indugiare nella considerazione delle cose che non vanno, dentro e fuori di noi. Questo genera dei circoli viziosi in cui saltiamo continuamente da uno stimolo all’altro e ci disabituiamo ad assaporare le esperienze che stiamo vivendo.

Specialmente in un periodo come questo, queste dinamiche sono ingigantite. Stiamo vivendo dei mesi cupi e funesti, e non abbiamo molti modi per fuggire dai pensieri e dai sentimenti di ansia, paura e tristezza. Cerchiamo conforto parlando con gli altri e cercando di distrarci, ma il dialogo è in buona parte sequestrato dall’attualità che ci attanaglia, e buona parte delle distrazioni che cerchiamo, magari in televisione o online, ci riportano sugli argomenti negativi o in uno stato di attenzione sbriciolata.

Come la bicicletta ci guarisce dalle afflizioni

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La bicicletta invece ci può salvare.

Oltre all’enorme beneficio del movimento, della natura e dell’aria aperta, la bicicletta contiene una dinamica che solleva la mente dai suoi fardelli quotidiani.

Guidare la bicicletta richiede di applicare un’abilità blandamente impegnativa per la mente e per il corpo, ma costante. Chi ha imparato ad andare in bicicletta non saprebbe spiegare come lo fa, in che modo sa mantenere una bici in equilibrio. È un’abilità che è diventata inconscia, automatica, e proprio per questo quando la applichiamo ci solleva dalle ansie.

Lasciata a se stessa, la mente vaga naturalmente nei recessi dei problemi e delle preoccupazioni. Non c’è modo di sollevarci razionalmente dai pensieri negativi.

La mente è come una massa d’acqua che ha bisogno di un letto in cui scorrere. Lasciata a se stessa, si sparge e disperde in mille rivoli. Incanalata dentro un argine può scorrere felicemente e serenamente.

Gli argini possono essere mille cose, ma la cosa importante è che indirizzino le dinamiche principali che ci provocano malessere.

Gli ingredienti della bici-terapia

 

Un argine efficace mobilita un’abilità che abbiamo acquisito e che sia bastevolmente impegnativa, la impiega per raggiungere un risultato, e ci fornisce continuamente un riscontro su come stiamo andando.

[bel lavoro a mantenere la bici in equilibrio, spingere su per una salita, fermarti e ripartire!]

Un argine efficace convoca i centri dell’attenzione e li rivolge a un unico obiettivo, e questo aumenta i nostri livelli di energia e presenza mentale.

[lascia perdere il cellulare, i social, i messaggi, i giornali, e guarda dove vai!]

Un argine efficace ci àncora nel presente, nel qui e ora. Limita la nostra predisposizione a vagare altrove, in futuri preoccupanti o in passati deludenti, e consente di apprezzare il buono che può essere proprio davanti ai nostri occhi.

[ok, la quarantena è stata pesante, ma ehi guarda questo filare di alberi, non è magnifico?]

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Quando andiamo in bicicletta impieghiamo le energie in un gesto singolo ma elaborato, e rivolgiamo lo sguardo da dentro a fuori. Siamo portati a guardarci attorno, a concentrare l’attenzione sulle cose essenziali a svolgere ciò che stiamo facendo. Riceviamo un feedback istantaneo, ogni momento in cui stiamo mantenendo la bici in equilibrio, che ci conferma che abbiamo il controllo della situazione.

Entriamo quindi in uno stato particolarmente favorevole, in cui riusciamo a contemplare il presente ed apprezzare ciò che c’è di buono.

Riusciamo a stare proprio dove stiamo, senza vagare indietro o avanti nel tempo. Riusciamo ad assaporare l’esperienza che stiamo vivendo, perché i nostri sensi sono raccolti e indirizzati dall’attività che stiamo svolgendo.

Ecco perché indico il bambino sulla balance bike a modello per tutti noi.

2 commenti a “La bici-terapia

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